Mutismo selettivo: cos'è e trattamenti

Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia caratterizzato dall’incapacità di parlare in determinati contesti, nonostante la piena capacità di farlo in altri. Spesso viene frainteso come timidezza o opposizione, ma in realtà è una manifestazione di ansia intensa.

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Mutismo selettivo

Punti chiave

  • Cos'è il mutismo selettivo: il mutismo selettivo è un disturbo d'ansia che impedisce a chi ne soffre di parlare in contesti specifici, pur essendo in grado di farlo. Non è una scelta, ma una risposta involontaria all’ansia sociale. Si manifesta prevalentemente nei bambini, ma può persistere in adolescenza e in età adulta.
  • Sintomi: i sintomi includono il silenzio in situazioni sociali, nonostante la capacità di parlare in ambienti familiari. Il blocco comunicativo è più evidente a scuola, con estranei o in contesti formali. Può accompagnarsi a ansia sociale, evitamento e tensione nelle interazioni verbali.
  • Trattamento: la terapia cognitivo-comportamentale è l’approccio più efficace, con tecniche di esposizione graduale per ridurre l’ansia. La mindfulness e le tecniche di rilassamento aiutano nella gestione emotiva. Nei casi più gravi, può essere utile il supporto farmacologico.

Cos'è il mutismo selettivo

Il mutismo selettivo è un disturbo d'ansia che può sorprendere per la sua apparente contraddizione: chi ne soffre è perfettamente in grado di parlare, eppure, in alcuni contesti, le parole sembrano svanire.

È importante sapere che questo silenzio non è una scelta, né un capriccio, ma una risposta alla profonda ansia.

Per i genitori, scoprire che il proprio figlio parla con naturalezza tra le mura di casa ma si chiude nel silenzio altrove può essere destabilizzante. È facile sentirsi confusi, impotenti, persino frustrati. Ci si chiede se sia timidezza, testardaggine o un problema più serio. Si vorrebbe aiutare, ma non sempre si sa come.

Il rischio è quello di interpretare il mutismo come una sfida, un rifiuto della comunicazione, quando in realtà è un segnale di disagio.

Il disturbo viene diagnosticato prevalentemente nei bambini in età prescolare o scolare, spesso quando i primi anni di scuola rivelano una differenza netta tra il comportamento a casa e quello in classe. Alcuni bambini parlano con entusiasmo tra i familiari, ma diventano completamente silenziosi di fronte agli insegnanti. Altri riescono a rispondere con un filo di voce agli adulti ma non ai coetanei. In alcuni casi, la voce si spegne solo in ambienti specifici, come la scuola, mentre in altri anche in situazioni meno strutturate, come un compleanno o una visita a un parente.

La selettività del mutismo si manifesta con sfumature diverse:

  • a scuola e negli ambienti educativi, un bambino può giocare serenamente con i compagni ma rimanere in silenzio assoluto con gli insegnanti. Oppure può comunicare con un solo amico fidato e non con il resto della classe;
  • in ambienti sociali informali alcuni bambini non riescono a parlare con adulti fuori dalla cerchia familiare, come i vicini o i genitori degli amici;
  • ambienti con aspettative esplicite, situazioni che implicano una richiesta diretta di parlare (rispondere a una domanda, leggere ad alta voce) possono generare un blocco maggiore rispetto a momenti di interazione spontanea.

Il mutismo selettivo può persistere anche in adolescenza e nell’età adulta; può trasformarsi in difficoltà nel parlare in pubblico, nell’esprimere opinioni in gruppo o nell’affrontare conversazioni con estranei.

Se non trattato, il mutismo selettivo può limitare la vita sociale e professionale, alimentando un circolo vizioso di ansia e isolamento (Krysanski VL, 2003).

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Classificazione del mutismo selettivo

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5, APA, 2013) classifica il mutismo selettivo come un disturbo d'ansia dell'infanzia e stabilisce i seguenti criteri diagnostici:

  1. persistente incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche (ad esempio a scuola o con persone estranee) nonostante la capacità di farlo in altri contesti (come in famiglia);
  2. l'incapacità di parlare interferisce con il rendimento scolastico, lavorativo o con la comunicazione sociale;
  3. la durata del disturbo è di almeno un mese, escludendo il primo mese di scuola, in cui alcuni bambini possono manifestare difficoltà temporanee di adattamento;
  4. non è attribuibile a un disturbo della comunicazione (come il disturbo del linguaggio) o a condizioni neurologiche o psichiatriche, come l'autismo o la schizofrenia.
Classificazione del mutismo selettivo

Cause del mutismo selettivo

Negli ultimi anni, numerosi studi hanno evidenziato una forte correlazione tra il mutismo selettivo e la fobia sociale, al punto che alcuni ricercatori lo considerano una forma precoce di quest’ultima piuttosto che un disturbo indipendente.

I bambini con mutismo selettivo non scelgono di rimanere in silenzio, ma sperimentano un vero e proprio blocco emotivo e fisiologico che impedisce loro di parlare. Questa reazione è alimentata dalla paura del giudizio e dalla forte sensibilità alle situazioni sociali. Studi recenti hanno dimostrato che i livelli di ansia nei bambini con mutismo selettivo possono essere persino più elevati rispetto a quelli con disturbo d’ansia sociale.

Oltre all’ansia, alcune ricerche suggeriscono che il mutismo selettivo potrebbe essere influenzato da fattori neurofisiologici legati alla percezione della voce. Alcuni studi ipotizzano che bambini con mutismo selettivo possano avere difficoltà nel monitoraggio uditivo della propria voce, il che renderebbe il linguaggio un’esperienza ancora più complessa e ansiogena. Questa ipotesi potrebbe spiegare perché alcuni bambini sembrano più a loro agio in ambienti silenziosi e prevedibili, mentre tendono a bloccarsi in contesti caotici, come la scuola o eventi sociali. Il rumore, le conversazioni sovrapposte e la pressione a parlare possono creare un sovraccarico sensoriale che amplifica il disagio.

Uno degli approcci più accreditati per spiegare il mutismo selettivo è il modello cognitivo-comportamentale, che interpreta il disturbo come il risultato di un meccanismo di rinforzo negativo. Ogni volta che il bambino evita di parlare e riceve una risposta che lo protegge dall’ansia (ad esempio, un genitore o un insegnante che risponde al posto suo), il comportamento del silenzio viene involontariamente rinforzato.

Nel tempo, questa strategia diventa automatica: il bambino associa il mutismo a una riduzione immediata del disagio, consolidando il disturbo. Questo spiegherebbe perché l’intervento precoce sia così utile nell’interrompere il circolo vizioso e aiutare quindi il bambino a sviluppare strategie più efficaci per affrontare l’ansia.

Oltre agli aspetti cognitivi e fisiologici, anche il contesto familiare può giocare un ruolo importante nello sviluppo del mutismo selettivo. Studi hanno evidenziato che alcuni bambini con mutismo selettivo provengono da famiglie in cui è presente una tendenza all’inibizione comportamentale o una predisposizione all’ansia sociale.

L’ansia dei genitori può involontariamente rinforzare il mutismo del bambino, trasmettendogli il messaggio che il mondo esterno è un luogo da cui proteggersi. Allo stesso modo, ambienti iperprotettivi o caratterizzati da aspettative elevate possono accentuare il disagio comunicativo.

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Fattori correlati al mutismo selettivo

Il mutismo selettivo emerge dall’interazione di fattori genetici, temperamentali, ambientali e neurobiologici. Sebbene l’ansia sociale sia l’elemento centrale, diversi studi hanno evidenziato altri aspetti che ne influenzano lo sviluppo e il mantenimento.

Predisposizione genetica e neurobiologia

Ricerche recenti suggeriscono che il mutismo selettivo possa avere una componente ereditaria, con una maggiore incidenza in famiglie in cui sono presenti disturbi d’ansia o dell’umore. Alcuni studi hanno ipotizzato un coinvolgimento del sistema dopaminergico e serotoninergico, evidenziando alterazioni nella regolazione di neurotrasmettitori legati alla gestione dell’ansia e delle emozioni. Inoltre, indagini di neuroimaging hanno mostrato un’iperattivazione dell’amigdala, l’area cerebrale responsabile della risposta alla paura, nei bambini con mutismo selettivo. Queste scoperte rafforzano l’ipotesi che il disturbo non sia solo un comportamento appreso, ma che possa avere basi neurofisiologiche che amplificano la reazione di blocco nelle situazioni sociali.

Temperamento e tratti individuali

Molti bambini con mutismo selettivo condividono caratteristiche temperamentali che li rendono più vulnerabili al disturbo. L’inibizione comportamentale, ovvero la tendenza a reagire con esitazione e disagio di fronte a situazioni nuove o socialmente impegnative, è considerata uno dei principali fattori predisponenti. Anche una marcata sensibilità agli stimoli sociali, che si manifesta con una percezione amplificata delle reazioni altrui, può contribuire a rendere la comunicazione più difficoltosa. La timidezza estrema, pur non essendo sinonimo di mutismo selettivo, è un tratto che può favorirne l’insorgenza, specialmente in combinazione con altri fattori di rischio.

L’influenza dell’ambiente familiare e sociale

Il contesto familiare gioca il ruolo più importante nello sviluppo e nel mantenimento del mutismo selettivo. Alcuni studi hanno evidenziato che i bambini cresciuti in ambienti iperprotettivi o con genitori molto controllanti possono avere meno opportunità di sperimentare situazioni sociali con autonomia, il che può rafforzare il loro timore di esprimersi in pubblico. Anche eventi stressanti precoci, come trasferimenti, cambi di scuola o separazioni dai genitori, possono fungere da fattori scatenanti.

Un altro aspetto da considerare è il contesto socioculturale. Il mutismo selettivo è più frequente nei bambini provenienti da famiglie immigrate o bilingue, dove l’esposizione a più lingue e la necessità di adattarsi a nuove norme culturali possono rappresentare una fonte aggiuntiva di ansia. La pressione a conformarsi a modelli linguistici diversi o la paura di commettere errori parlando una seconda lingua possono accentuare il blocco comunicativo.

Fattori correlati al mutismo selettivo

Diagnosi del mutismo selettivo

La diagnosi del mutismo selettivo richiede una valutazione approfondita del comportamento del bambino in diversi contesti (Dow et a., 1995).

La diagnosi viene generalmente formulata da uno specialista della salute mentale, come uno psicologo clinico o un neuropsichiatra infantile. Il processo diagnostico prevede il coinvolgimento attivo di genitori, insegnanti e, se possibile, del bambino stesso, per raccogliere informazioni dettagliate sul suo comportamento in ambienti diversi. Poiché il mutismo selettivo si manifesta in modo variabile a seconda del contesto, la collaborazione tra famiglia, scuola e specialisti è necessaria per ottenere un quadro accurato della situazione.

L’iter diagnostico si basa su una combinazione di osservazioni cliniche, questionari e strumenti standardizzati (Bergman et al., 2002).

  • colloqui clinici con i genitori per ricostruire la storia evolutiva del bambino, individuare eventuali segnali precoci del disturbo e analizzare il contesto familiare e scolastico;
  • osservazione diretta del bambino in situazioni strutturate e non strutturate, per valutare il grado di inibizione comunicativa e la presenza di ansia sociale;
  • scale di valutazione specifiche, come la Selective Mutism Questionnaire (SMQ) o la Selective Mutism Stages Communication Comfort Scale, che permettono di misurare il livello di comfort del bambino nel comunicare in contesti diversi;
  • questionari per insegnanti e genitori, utili per confrontare il comportamento del bambino in ambienti diversi e identificare eventuali pattern ricorrenti.

Infine, poiché il mutismo selettivo condivide alcune caratteristiche con altri disturbi, è fondamentale escludere condizioni simili che potrebbero spiegare la difficoltà nel parlare.

Tra le diagnosi differenziali più comuni troviamo:

  • disturbi dello spettro autistico
  • disturbi del linguaggio
  • disturbo d’ansia sociale
  • disturbo oppositivo-provocatorio

Individuare il mutismo selettivo il prima possibile è importante per avviare un trattamento mirato e prevenire il consolidarsi di schemi di evitamento. In più, un’identificazione tempestiva consente di adottare strategie efficaci per aiutare il bambino a superare gradualmente il blocco comunicativo e a sviluppare maggiore sicurezza nelle interazioni sociali.

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Il ruolo della scuola e della famiglia

Il mutismo selettivo non può essere affrontato solo in ambito terapeutico. La creazione di un ambiente sicuro, la riduzione della pressione comunicativa e l’adozione di strategie mirate sono elementi chiave per favorire l’espressione verbale senza aumentare l’ansia.

È importante che gli insegnanti comprendano che il mutismo selettivo non è un comportamento oppositivo, ma una risposta involontaria all’ansia sociale. Gli insegnanti devono quindi adottare strategie adeguate per sostenere il bambino senza forzarlo a parlare.

Tra le strategie più efficaci rientrano:

  • l’uso di piccoli gruppi per rendere il contesto meno intimidatorio
  • l’incoraggiamento di attività alternative alla comunicazione verbale (come la scrittura o i gesti)
  • l’introduzione graduale di situazioni di interazione che possano favorire un senso di sicurezza

Anche l’inserimento di una figura di riferimento all’interno della classe, come un compagno con cui il bambino si sente particolarmente a suo agio, può agevolare la comunicazione.

È poi indispensabile un contatto frequente e collaborativo tra insegnanti e genitori per monitorare i progressi, condividere strategie e garantire un approccio coerente in entrambi gli ambienti.

I genitori hanno bisogno di ricevere una corretta informazione sul disturbo per evitare reazioni che possano, anche involontariamente, rinforzarlo. La psicoeducazione familiare in questo aiuta a comprendere il silenzio del bambino.

In casa, è utile creare un ambiente sereno in cui il bambino si senta libero di esprimersi senza pressioni. Evitare di focalizzarsi esclusivamente sul fatto che non parli e valorizzare altre forme di comunicazione può ridurre la tensione legata alla parola. Favorire momenti di interazione con amici o familiari con cui il bambino si sente più a suo agio, senza obbligarlo a parlare, contribuisce a costruire gradualmente una maggiore sicurezza.

Il ruolo della scuola e della famiglia

Mutismo selettivo negli adulti

Negli adulti, il mutismo selettivo può presentarsi con caratteristiche diverse rispetto all’infanzia. Riescono a comunicare in contesti ristretti, ma trovano estremamente difficile parlare in situazioni più formali o con persone al di fuori della loro cerchia intima. Alcune persone possono arrivare ad avere degli attacchi di panico quando si trovano in situazioni in cui viene richiesta la parola. Questo porta a un circolo vizioso di evitamento, che può limitare drasticamente le opportunità personali e lavorative.

In molti casi, il disturbo persiste perché durante l’infanzia non è stato riconosciuto o trattato in modo adeguato. La mancanza di un intervento terapeutico precoce può consolidare schemi di evitamento, rendendo sempre più difficile affrontare situazioni che richiedono l’interazione verbale. Inoltre, esperienze negative, come episodi di umiliazione o critiche ricevute per il proprio silenzio, possono rafforzare la paura del giudizio altrui e intensificare il blocco comunicativo.

Le manifestazioni più comuni includono:

  • evitamento delle situazioni sociali in cui è necessario parlare, come riunioni di lavoro, telefonate o conversazioni con sconosciuti.
  • ansia intensa e blocco comunicativo in contesti che richiedono una risposta verbale, spesso accompagnati da sintomi fisici come tachicardia, sudorazione o tensione muscolare.
  • strategie compensative, come l’uso eccessivo di messaggi scritti per evitare la comunicazione orale o il delegare ad altri la gestione delle interazioni.
  • difficoltà nel mantenere relazioni sociali e professionali, con ripercussioni sul benessere emotivo e sulla qualità della vita.

Trattamento del mutismo selettivo

Il trattamento del mutismo selettivo negli adulti si basa su approcci simili a quelli utilizzati per i bambini, con un’attenzione particolare alla gestione dell’ansia e al superamento delle strategie di evitamento.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è attualmente considerata il trattamento più efficace, poiché aiuta a modificare i pensieri disfunzionali legati alla paura di parlare e fornisce strumenti concreti per affrontare progressivamente le situazioni ansiogene. Tecniche di esposizione graduale possono essere utilizzate per aiutare la persona a prendere confidenza con l’uso della voce in ambienti sicuri, aumentando progressivamente la complessità delle interazioni.

Altri approcci terapeutici, come la terapia basata sulla mindfulness e le tecniche di rilassamento, possono essere utili per ridurre l’attivazione ansiosa e migliorare la regolazione emotiva. In alcuni casi può essere considerato il supporto farmacologico, soprattutto quando l’ansia sociale è particolarmente invalidante e interferisce con il percorso terapeutico.

Affrontare il mutismo selettivo in età adulta richiede un lavoro graduale e mirato, ma con il giusto supporto è possibile migliorare la propria capacità di comunicare e riconquistare autonomia nelle interazioni quotidiane. Su Serenis possiamo aiutarti 💜

Fonti

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing
  • Dow SP, Sonies BC, Scheib D, Moss SE, Leonard HL. Practical guidelines for the assessment and treatment of selective mutism. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 1995
  • Bergman RL, Piacentini J, McCracken JT. Prevalence and description of selective mutism in a school-based sample. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2002
  • Krysanski VL. A brief review of selective mutism literature. J Psychol. 2003
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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Domenico De DonatisPsichiatra e Direttore Sanitario
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Domenico De Donatis è un medico psichiatra con esperienza nella cura dei disturbi psichiatrici. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Parma, ha poi ottenuto la specializzazione in Psichiatria all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Registrato presso l'Ordine dei Medici e Chirurghi di Pescara con il n° 4336, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute mentale dei suoi pazienti.
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