Disturbi della memoria e vuoti improvvisi: cause, sintomi e quando preoccuparsi

In questo articolo vediamo quali sono i principali disturbi della memoria, a quali patologie sono collegati e quali conseguenze determinano sulla vita di chi ne soffre.
Scritto daAgnese CannistraciPsicologa, Psicoterapeuta e Direttrice clinica in Serenis
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Revisionato daTeam clinico Serenis
Pubblicato10 ottobre 2024
Aggiornato18 settembre 2026
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Disturbi della memoria

In questo articolo vediamo quali sono i principali disturbi della memoria, a quali patologie sono collegati e quali conseguenze determinano sulla vita di chi ne soffre.

 

In sintesi

Con l'espressione disturbo della memoria (o dismemoria) si definiscono tutte quelle condizioni che compromettono le capacità mnemoniche e di apprendimento dell'individuo. La gravità del disturbo può variare da una temporanea riduzione della capacità di concentrazione e registrazione dei ricordi, fino all'insorgenza di vere e proprie amnesie e a una compromissione generale delle funzioni cognitive. 

 

Sperimentare un vuoto di memoria improvviso o rendersi conto di non ricordare le cose appena fatte genera quasi sempre un’immediata sensazione di allarme. Il timore più diffuso è che una semplice dimenticanza possa rappresentare il primo segnale di un declino cognitivo o di una patologia neurodegenerativa come la malattia di alzheimer.

Sebbene in Italia il decadimento cognitivo e le demenze interessino oltre 1,2 milioni di persone (con più di 3 milioni di familiari e caregiver coinvolti, secondo i dati dell'istituto superiore di sanità), nella maggior parte dei casi i problemi di memoria in età giovanile o adulta non dipendono da una malattia organica. La mancanza di memoria è molto spesso una reazione funzionale del cervello a condizioni di stress cronico, sovraccarico informativo, stati d'ansia o alterazioni del sonno.

In ambito medico e psicologico, la definizione di memoria non si riduce a un semplice "cassetto" dei ricordi, ma riguarda un processo complesso di codifica, ritenzione e rievocazione. Comprendere la differenza tra una fisiologica stanchezza e un deficit che richiede una visita neuropsicologica è il primo passo per affrontare il problema con chiarezza e senza allarmismi.

Disturbi mnesici, memoria labile e di fissazione: cosa significano

disturbi mnesici (o dismemorie) sono alterazioni delle funzioni cognitive che compromettono la capacità del cervello di codificare, conservare o rievocare informazioni. Si distinguono principalmente in disturbi della memoria di fissazione (difficoltà a registrare fatti recenti) e memoria labile (instabilità mnemonica legata a fattori fisiologici o emotivi).

Comprendere come funziona il cervello quando memorizza aiuta a contestualizzare la gravità di un sintomo. Il processo si avvale dell'ippocampo, una struttura posizionata nel lobo temporale che agisce come un vero e proprio regista dei ricordi. Quando questo meccanismo si inceppa, la terminologia clinica individua diverse sfumature del problema.

La memoria di fissazione e l'amnesia anterograda

La memoria di fissazione è la capacità biologica di registrare e "fissare" nuove tracce mnestiche nel momento esatto in cui gli eventi si verificano. Quando questa funzione si altera, ci si trova di fronte a una difficoltà selettiva nell'immagazzinare ciò che accade nel presente. La persona ricorda con estrema nitidezza episodi dell'infanzia o di decenni prima, ma fatica a ricordare cosa ha mangiato a pranzo o quale impegno ha preso poche ore fa.

Memoria labile e stanchezza mentale

Con l'espressione memoria labile ci si riferisce a una capacità di ritenzione debole, instabile e facilmente influenzabile da fattori esterni o interni. Non si tratta di un danno strutturale al cervello, ma di una temporanea riduzione della tenuta attentiva. Chi presenta una memoria labile tende a perdere facilmente il filo del discorso, dimentica appuntamenti secondari e sente la mente "sovraccarica", una condizione tipica dei periodi di forte stress emotivo o lavorativo.

Le lacune mnesiche e i blackout

Le lacune mnesiche (spesso definite nel linguaggio comune "buchi di memoria") indicano intervalli di tempo ben delimitati dei quali la persona non conserva alcun ricordo o ne possiede una rievocazione parziale e confusa. Possono manifestarsi a seguito di traumi emotivi, assunzione di determinati farmaci o temporanee alterazioni vascolari cerebrali.

Cos'è la memoria

Perdita di memoria a breve termine e tipi di deficit

disturbi della memoria si manifestano in forme differenti a seconda del circuito neurale interessato. Non tutti i ricordi seguono infatti la stessa via di archiviazione all'interno del sistema nervoso.

I deficit mnemonici vengono classificati in base alla durata del ricordo e alla natura dell'informazione coinvolta. Riconoscere quale tipologia di memoria è compromessa aiuta gli specialisti a indirizzare la diagnosi verso una causa emotiva oppure organica.

  • Memoria a breve termine e memoria di lavoro: trattiene le informazioni per pochi secondi o minuti, permettendo di svolgere compiti immediati (come ricordare un numero di telefono prima di annotarlo). Una sua sofferenza si traduce nel non ricordare le cose appena fatte.
  • Memoria a lungo termine dichiarativa: conserva i ricordi autobiografici (memoria episodica) e le nozioni generali sul mondo (memoria semantica). Quando è colpita, si fatica a richiamare alla mente date, eventi passati o il significato delle parole.
  • Memoria procedurale: custodisce gli automatismi motori e le abilità apprese, come guidare l'automobile o andare in bicicletta. Questa forma di memoria viene intaccata quasi esclusivamente nelle fasi avanzate delle malattie neurologiche.

Vuoti di memoria improvvisi e non ricordare le cose appena fatte

Il sintomo che genera maggiore ansia è il vuoto di memoria improvviso, ovvero quella sensazione di blocco completo in cui la mente sembra spegnersi per qualche istante. Nella maggior parte dei casi questo fenomeno non è indice di una lesione cerebrale, ma di un sovraccarico funzionale delle risorse attentive.

Quando il cervello è saturo di stimoli o condizionato da preoccupazioni costanti, la capacità di registrare i dettagli dell'ambiente circostante crolla, provocando dimenticanze immediate.

I segnali cognitivi da monitorare

I sintomi di natura cognitiva variano per frequenza e intensità. I campanelli d'allarme più comuni includono:

  • Ripetere la stessa domanda più volte a breve distanza di tempo, scordando la risposta ricevuta.
  • Sistemare oggetti quotidiani (come chiavi, portafoglio o occhiali) in luoghi insoliti senza riuscire a ricostruire i propri spostamenti.
  • Difficoltà nell'incastrare le parole all'interno di una frase, sperimentando continuamente la sensazione del termine "sulla punta della lingua".
  • Perdere l'orientamento in contesti o percorsi stradali che dovrebbero essere familiari.

Il legame tra ansia e vuoti di memoria

Esiste un legame profondo tra stato emotivo e prestazione cognitiva. Quando i livelli di ansia si alzano, l'organismo produce dosi elevate di cortisolo e adrenalina, ormoni che preparano il corpo alla reazione di "attacco o fuga". Questo stato di iperattivazione riduce l'afflusso di risorse verso l'ippocampo e la corteccia prefrontale. Si crea così un circolo vizioso: la paura di dimenticare genera ansia, e l'ansia provoca a sua volta il vuoto di memoria.

Tipologia di memoriaFunzione principaleCome si manifesta il disturbo
Memoria a breve termine / di lavoroTrattiene informazioni per pochi secondi o minuti per svolgere un compito immediato.Si traducono in dimenticare le cose appena fatte o perse nel flusso di lavoro.
Memoria a lungo termine (dichiarativa)Conserva i ricordi autobiografici (episodica) e le nozioni apprese (semantica).Difficoltà a richiamare alla mente eventi passati, date importanti o nomi.
Memoria proceduraleGestisce gli automatismi e le abilità motorie (es. guidare, usare le posate).Generalmente preservata fino alle fasi avanzate delle malattie neurologiche.

Disturbi della memoria

Problemi di memoria a 20, 30, 50 e 60 anni: le differenze

Chiedersi "perché mi dimentico le cose?" ha un significato clinico molto diverso a seconda dell'età in cui il disturbo si manifesta. Le cause sottostanti variano in modo sostanziale lungo l'arco della vita.

Un approccio corretto al problema richiede di contestualizzare l'età del soggetto, evitando di sovrapporre i sintomi tipici della giovinezza con quelli dell'età senile.

  • Vuoti di memoria a 20 e 30 anni: ansia, stress e ADHD

Nei giovani adulti le cause neurologiche e degenerative sono estremamente rare. I vuoti di memoria a 20 o 30 anni sono quasi sempre riconducibili a stili di vita frenetici, ansia prestazionale, deprivazione di sonno o condizioni come la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). Nelle persone con ADHD, la memoria di lavoro è nativamente meno efficiente, portando a distrazioni croniche, smarrimento di oggetti e dimenticanza degli impegni.

  • Dimenticare le cose a 40 e 50 anni: burnout e fluttuazioni ormonali

Tra i 40 e i 50 anni la memoria risente del cosiddetto burnout, ovvero l'esaurimento da sovraccarico di responsabilità lavorative e familiari cosiddetto burnout da caregiver. In questa fascia d'età giocano un ruolo determinante anche i disturbi del sonno (come la sindrome delle apnee ostruttive del sonno) e i cambiamenti ormonali legati alla perimenopausa e alla menopausa nelle donne, che influenzano direttamente la neurochimica cerebrale.

  • Perdita di memoria a 60 anni e negli anziani: fisiologia vs MCI

Superati i 60 anni, un lieve rallentamento nei tempi di recupero delle informazioni fa parte del naturale invecchiamento biologico. Tuttavia, se la perdita di memoria a breve termine diventa tale da ostacolare l'autonomia quotidiana (gestione dei farmaci, finanze, orientamento), si potrebbe essere in presenza di un deterioramento cognitivo lieve (MCI) o delle prime fasi di una demenza senile o della malattia di alzheimer.

Perdita di memoria: cause principali (ansia, stress e neurodegenerazione)

Le cause alla base dei problemi di memoria possono essere classificate o lette attraverso una suddivisione clinica in tre grandi aree d'origine.

Identificare la matrice del problema permette di distinguere tra disturbi del tutto reversibili e patologie che richiedono una presa in carico specialistica a lungo termine.

1. Cause organiche e patologie neurologiche

  • Malattie neurodegenerative: Malattia di alzheimer, demenza vascolare, demenza a corpi di lewy e morbo di parkinson.
  • Patologie neurologiche e cerebrovascolari: Sclerosi multipla (in cui i deficit di memoria e di elaborazione delle informazioni possono presentarsi fin dalle fasi iniziali), epilessia, esiti di ictus cerebrale, attacchi ischemici transitori (TIA) o masse tumorali.
  • Infezioni cerebrali e intossicazioni: Encefaliti, sifilide, malattia di lyme ed intossicazione da monossido di carbonio.
  • Disturbi psichiatrici maggiori: Schizofrenia e forme severe di depressione.
  • Condizioni mediche generali: Ipotiroidismo non compensato, grave carenza di vitamina B12 o acido folico, diabete mellito scompensato.

2. Cause psicologiche e psichiatriche

  • Stati d'ansia e attacchi di panico: bloccano temporaneamente i processi di fissazione dei ricordi.
  • Depressione maggiore: provoca una sensazione di "nebbia cognitiva" e un rallentamento del pensiero talmente marcato da simulare una demenza vera e propria (pseudodemenza depressiva).
  • Traumi emotivi e amnesia dissociativa: meccanismo di difesa psicologico che rimuove episodi dolorosi dalla coscienza.

3. Effetti di farmaci, alcol e sostanze

L'uso continuativo o scorretto di determinati farmaci ad azione sul sistema nervoso centrale, come benzodiazepine per l'insonnia, sedativi, neurolettici e antistaminici di prima generazione, può deprimere l'attività mnestica. Analogamente, il consumo cronico di alcol o l'uso di sostanze stupefacenti danneggiano le strutture ippocampali.

Vuoti di memoria: quando preoccuparsi e a chi rivolgersi

Una svista occasionale non deve essere fonte di allarme. Diventa invece importante consultare un medico quando si notano precisi segnali di cambiamento rispetto all'abituale funzionamento della persona.

Comprendere la tempestività con cui agire aiuta a diagnosticare precocemente eventuali patologie o a rassicurare il paziente in presenza di disturbi benigni.

I campanelli d'allarme da non sottovalutare

È consigliabile programmare un approfondimento medico se:

  1. Le dimenticanze si verificano con frequenza giornaliera e mostrano un progressivo peggioramento nel tempo.
  2. La persona fatica a svolgere compiti di routine che prima gestiva con facilità (cucinare, guidare, utilizzare elettrodomestici).
  3. Compaiono episodi di disorientamento nel tempo (non sapere in che anno o mese ci si trova) o nello spazio.
  4. I familiari notano cambiamenti nel tono dell'umore, apatia, sospettosità o continue ripetizioni del medesimo discorso.

Problemi di memoria: a chi rivolgersi

Per avviare un iter di valutazione corretto è raccomandato seguire questi passaggi:

  • Medico di medicina generale: rappresenta il primo punto di riferimento per eseguire esami del sangue mirati a escludere cause metaboliche, tiroidee o vitaminiche.
  • Specialista neurologo o geriatra: utile per un esame obiettivo neurologico e per la prescrizione di esami di neuroimaging come la risonanza magnetica o la TAC cerebrale.
  • Centri per i disturbi cognitivi e le demenze (CDCD): strutture specializzate dell'azienda sanitaria locale (ASL) dedicate alla diagnosi e alla presa in carico dei deficit mnestici.

Visita neuropsicologica e diagnosi

La visita neuropsicologica è lo strumento d'elezione per quantificare la portata dei deficit. Condotta da uno psicologo o neuropsicologo, consiste nella somministrazione di un'articolata batteria di test standardizzati. La prova valuta la memoria a breve e lungo termine, la memoria di lavoro, l'attenzione, il linguaggio e le funzioni esecutive, distinguendo con precisione tra il calo cognitivo legato all'invecchiamento, l'effetto dell'ansia o un'effettiva sofferenza organica.

Cura della memoria, riabilitazione e prevenzione

Il trattamento dei disturbi della memoria è strettamente legato alla causa diagnosticata. Quando il deficit è secondario a stati d'ansia, carenze nutrizionali o disturbi tiroidei, la risoluzione della condizione primaria porta al completo ripristino delle facoltà mnestiche.

  1. Le 5 abitudini di prevenzione per il cervello

L'Istituto superiore di sanità evidenzia come oltre il 40% dei casi di declino cognitivo sia prevenibile attraverso la correzione dello stile di vita:

  1. Attività fisica regolare: svolgere almeno 150 minuti a settimana di esercizio aerobico (camminata a passo sostenuto, nuoto) aumenta l'irrorazione sanguigna cerebrale e stimola i fattori neurotrofici nell'ippocampo.
  2. Alimentazione equilibrata: adottare i principi della dieta mediterranea, ricca di antiossidanti, grassi omega-3, verdure a foglia verde e cereali integrali.
  3. Allenamento mentale costante: mantenere alta la riserva cognitiva attraverso la lettura, lo studio di nuove materie, il gioco e l'apprendimento di strumenti musicali o lingue straniere.
  4. Igiene del sonno e gestione dello stress: garantire un sonno di qualità per consentire al cervello di pulire le tossine accumulate e consolidare i ricordi.
  5. Coltivare le relazioni sociali: mantenere attiva la rete di amicizie e la partecipazione alla vita di comunità riduce il rischio di isolamento e depressione.

Nei casi in cui sia presente una patologia degenerativa o un decadimento iniziale, l'obiettivo si sposta sul rallentamento dei sintomi e sul mantenimento dell'autonomia residua.

  1. Riabilitazione cognitiva e stimolazione

Attraverso percorsi di riabilitazione cognitivamemory training guidati da professionisti, il paziente impara strategie di compenso interne ed esterne (utilizzo strutturato di agende, mappe concettuali, riassociazione di immagini). Sfruttando la neuroplasticità cerebrale, l'allenamento mirato aiuta a potenziare i circuiti neuronali ancora integri.

Nebbia mentale e vuoti di memoria: ritrovare la concentrazione con il supporto psicologico 

Molto spesso i vuoti di memoria, comunque, la stanchezza mentale e la sensazione di non riuscire a concentrarsi non sono il segnale di un problema neurologico, ma il modo in cui il cervello segnala un momento di sovraccarico emotivo. Perciò sia che tu abbia bisogno di una riabilitazione cognitiva o che le dimenticanze e l'ansia da prestazione stiano impattando la tua quotidianità, parlarne con uno specialista è il primo passo per ritrovare chiarezza e serenità.

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Fonti:

Sitografia

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Comunicato stampa, linee guida ISS: dalla SIN nuove raccomandazioni per ridurre le visite inappropriate

Neuro.

Demenze 2020-2024. EpiCentro.

EpiCentro.

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National Institute on Aging.

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Journal of Neurology, 260(6)

ILAE Official Report: A practical clinical definition of epilepsy.

Epilepsia, 55(4)

Neuropsychological assessment.

Oxford University Press.

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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
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