Cos'è l'attenzione quali sono i disturbi correlati

L’attenzione è la funzione cognitiva che ci permette di selezionare e gestire le informazioni, aiutandoci a concentrarci su ciò che è rilevante e a ignorare le distrazioni. In alcuni casi, come nell’ADHD o nei traumi cerebrali, può risultare compromessa. In questo articolo esploriamo il funzionamento dell’attenzione, i suoi meccanismi e i possibili interventi per migliorarla.

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Attenzione
  • Cos'è l'attenzione: l’attenzione è una funzione cognitiva che ci permette di selezionare le informazioni rilevanti ed escludere le distrazioni. È essenziale per l’apprendimento, la memoria e la gestione dell’ambiente circostante. Senza di essa, saremmo sommersi da troppi stimoli e incapaci di prendere decisioni efficaci.
  • Tipi di attenzione: l’attenzione può essere selettiva (focalizzata su un unico stimolo), sostenuta (mantenuta nel tempo) o divisa (distribuita tra più attività). La sua gestione dipende dai meccanismi top-down (controllati volontariamente) e bottom-up (attivati da stimoli improvvisi).
  • Disturbi dell’attenzione e psicoterapia per curarli: l’ADHD e altri disturbi dell’attenzione possono causare difficoltà nella concentrazione e nell’organizzazione. La psicoterapia, insieme alla riabilitazione cognitiva, aiuta a sviluppare strategie per migliorare il controllo attentivo e la qualità della vita.

Cos'è l'attenzione

L’attenzione è una delle funzioni cognitive, ovvero i processi mentali che ci permettono di percepire, elaborare, immagazzinare e utilizzare le informazioni. Insieme alla memoria, al linguaggio, al ragionamento e alla percezione, l’attenzione svolge un ruolo fondamentale nel modo in cui interagiamo con il mondo.

L’attenzione è il meccanismo che regola l’allocazione delle risorse mentali, permettendoci di selezionare le informazioni più rilevanti ed escludere quelle irrilevanti. Grazie a questa funzione, possiamo concentrarci su una conversazione in mezzo al rumore (effetto cocktail party), leggere un libro senza farci distrarre o reagire prontamente a un segnale di pericolo.

Questo processo infatti non solo è alla base dell’apprendimento e della memoria, ma è anche indispensabile per la nostra sopravvivenza e il nostro benessere quotidiano. Senza l’attenzione, saremmo sopraffatti dalla quantità di informazioni che il nostro cervello riceve ogni secondo e sarebbe difficile, se non impossibile, interagire con il mondo in modo efficace e prendere decisioni.

Comprendere come funziona l’attenzione e i fattori che la influenzano può aiutarci a migliorare la nostra capacità di concentrazione e a gestire meglio le sfide quotidiane legate alla distrazione e al sovraccarico di informazioni.

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L'attenzione e il suo controllo

Lo studio dell’attenzione ha origini lontane ed è stato approfondito nel tempo attraverso diversi approcci. Nel XIX secolo, William James fu tra i primi a descriverla come un processo attivo e selettivo

Negli anni '50, Donald Broadbent sviluppò il modello del filtro attentivo, suggerendo che il cervello seleziona precocemente le informazioni rilevanti, bloccando quelle irrilevanti (Broadbent, 1958). Poco dopo, Anne Treisman rielaborò questa teoria, dimostrando che alcuni stimoli apparentemente ignorati possono comunque essere elaborati (Treisman, 1964).

Negli anni ‘80, Michael Posner esplorò i meccanismi neurali dell’attenzione, dimostrando che essa può essere orientata volontariamente o in modo automatico (Posner & Petersen, 1990). Le neuroscienze hanno poi chiarito che l’attenzione coinvolge più aree cerebrali, come la corteccia prefrontale, che regola i processi attentivi volontari, e il sistema dopaminergico, che influisce sulla motivazione e sulla selezione degli stimoli.

Oggi, uno dei modelli più accettati distingue tra due forme principali di attenzione:

  • attenzione top-down (dall’alto verso il basso)

Questa modalità è guidata da processi cognitivi superiori, come la volontà, le aspettative e la motivazione. È un’attenzione controllata che decidiamo consapevolmente di orientare su un determinato stimolo o attività. Leggere un libro in una stanza rumorosa ignorando le voci intorno è un classico caso di attenzione top-down.

  • attenzione bottom-up (dal basso verso l’alto)

Qui l’attenzione è catturata automaticamente da stimoli esterni particolarmente salienti, come un suono improvviso o un movimento rapido. Questo sistema è evolutivamente utile perché ci aiuta a rispondere rapidamente a potenziali pericoli. Ad esempio: se stai camminando per strada e qualcuno suona improvvisamente il clacson, la tua attenzione si sposta immediatamente sul suono senza che tu lo decida consciamente.

Questi due meccanismi non sono separati, ma lavorano insieme per permetterci di gestire l’ambiente circostante in modo efficace. Ad esempio, mentre leggiamo (processo top-down), potremmo comunque reagire automaticamente a un forte rumore (processo bottom-up).

L'attenzione e il suo controllo

Tipi di attenzione

L’attenzione non è un processo unico, ma si manifesta in modi diversi a seconda della situazione e delle esigenze cognitive. A volte dobbiamo concentrarci su un singolo compito ignorando le distrazioni, altre volte dobbiamo mantenere la concentrazione per un lungo periodo, o ancora, dividere le nostre risorse mentali tra più attività contemporaneamente.

Attenzione selettiva

L’attenzione selettiva è la capacità di concentrarsi su uno stimolo rilevante escludendo le distrazioni. È quella che utilizziamo per attività che richiedono precisione e concentrazione, come studiare o ascoltare una conversazione specifica in mezzo alla folla.

L’attenzione selettiva:

  • aiuta a concentrarsi su ciò che è rilevante
  • evita il sovraccarico cognitivo
  • migliora la produttività e l’apprendimento

Tuttavia, il fatto che la nostra attenzione sia focalizzata su un elemento può anche portarci a ignorare informazioni importanti. Siamo così abituati a filtrare che a volte non vediamo le cose che stanno davanti ai nostri occhi, come dimostrato in un famoso esperimento (Simons & Chabris, 1999).

SPOILER: se non sai di che esperimento sto parlando e vuoi fare esperienza di questo fenomeno, guarda questo video su youtube prima di continuare la lettura.

In questo esperimento, ai partecipanti veniva mostrato un video in cui due squadre si passavano una palla, con l’istruzione di contare il numero di passaggi della squadra in bianco. Durante il video, un attore vestito da gorilla attraversava la scena battendosi il petto.

Nonostante fosse un elemento parecchio curioso e diverso dal contesto, la metà dei partecipanti non si accorgeva affatto del gorilla, poiché troppo concentrati nel contare i passaggi! Questo esperimento dimostra il fenomeno della cecità attenzionale, ovvero la nostra incapacità di percepire stimoli evidenti quando la nostra attenzione è fortemente focalizzata su qualcos’altro.

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Attenzione sostenuta

L’attenzione sostenuta è la capacità di mantenere la concentrazione su un compito per un periodo prolungato. È quella che utilizziamo in attività che richiedono vigilanza e resistenza mentale, come leggere un libro complesso, guidare per lunghe distanze o partecipare a una lezione impegnativa.

Attenzione divisa

L’attenzione divisa è la capacità di spostare rapidamente il focus tra due o più attività in modo da gestire più compiti contemporanei.

Un classico esempio di attenzione divisa è la guida: mentre siamo al volante, dobbiamo prestare attenzione alla strada, ai segnali stradali e agli altri veicoli. Se aggiungiamo un’ulteriore attività, come ascoltare la radio o conversare con un passeggero, il nostro cervello deve alternare continuamente l’attenzione tra gli stimoli. Se il compito aggiuntivo richiede un’elevata elaborazione cognitiva (ad esempio, scrivere un messaggio mentre si guida), il rischio di errore aumenta drasticamente.

L’attenzione divisa viene erroneamente associata al multitasking: in realtà noi non siamo in grado di svolgere più azioni cognitive complesse nello stesso momento, ma quello che facciamo è alternare, spostare, l’attenzione da un compito all’altro.

Questo processo, noto come switching attentivo (o spostamento dell’attenzione), ha un costo cognitivo da non sottovalutare: ogni volta che cambiamo focus, infatti, il nostro cervello impiega tempo ed energia per riadattarsi e ciò vuol dire che l’efficienza si riduce e aumenta il rischio di errori (Rubinstein, Meyer, & Evans, 2001).

Quindi, nonostante la diffusa convinzione che il multitasking migliori la produttività, diversi studi dimostrano che in realtà il multitasking porta a una riduzione della qualità del lavoro e a un maggiore affaticamento mentale.

Per capire cosa si intende con costo attentivo, puoi fare questo esperimento:

1. Prima fase:

   - Scrivi su un foglio, in due colonne separate, i numeri da 1 a 10 e le lettere dalla A alla J.

   - Ad esempio:

     1  2  3  4  5  6  7  8  9  10

     A  B  C  D  E  F  G  H  I  J

   - Cronometra il tempo impiegato per completare questa sequenza.

2. Seconda fase:

   - Ora prova a scrivere i numeri e le lettere alternandoli (1, A, 2, B, 3, C, ecc.).

   - Ad esempio:

     1  A  2  B  3  C  4  D  5  E  6  F  7  G  8  H  9  I  10  J

   - Cronometra nuovamente il tempo impiegato.

Molto probabilmente, la seconda fase ha richiesto più tempo. Questo accade perché il tuo cervello ha dovuto continuamente cambiare focus tra numeri e lettere.

Attenzione divisa

ADHD: Disturbo dell'Attenzione e Iperattività

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è una condizione che influisce sulla capacità di regolare l’attenzione, il controllo degli impulsi e l’attività motoria. Sebbene sia più studiato nei bambini, l’ADHD colpisce anche gli adulti e spesso non viene diagnosticato.

Le persone adulte con ADHD possono avere difficoltà nella gestione del tempo, nell’organizzazione e nella regolazione emotiva. Questo può portare a problemi sul lavoro, difficoltà nelle relazioni e una sensazione costante di sovraccarico mentale.

Secondo il DSM-5 (American Psychiatric Association, 2013), l’ADHD è suddiviso in tre sottotipi principali:

  1. ADHD con predominanza di disattenzione, caratterizzato da difficoltà nel mantenere l’attenzione su attività prolungate, dimenticanze frequenti e tendenza alla distrazione;
  2. ADHD con predominanza di iperattività-impulsività, contraddistinto da una eccessiva irrequietezza, difficoltà a rimanere seduti, tendenza a interrompere gli altri e impulsività nelle decisioni;
  3. ADHD combinato, presenta una combinazione significativa di sintomi di disattenzione e iperattività-impulsività.

L’ADHD è strettamente legato al funzionamento attentivo e può influenzare diverse forme di attenzione, tra cui:

  • attenzione sostenuta: difficoltà nel mantenere la concentrazione per lunghi periodi, come seguire una lezione o completare un compito senza distrarsi;
  • attenzione selettiva: maggiore distraibilità per gli stimoli ambientali, con difficoltà a filtrare gli stimoli irrilevanti;
  • attenzione divisa: tendenza a perdere il filo del discorso o a dimenticare parti di un’attività quando si passa da un compito all’altro;
  • attenzione top-down e bottom-up: nell’ADHD, spesso il controllo top-down (volontario) è meno efficace, mentre la risposta bottom-up agli stimoli esterni è più accentuata ed è per questo che è difficile ignorare le distrazioni.
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Psicoterapia per i disturbi dell’attenzione

Il trattamento delle difficoltà attentive varia in base alle caratteristiche specifiche del disturbo e al grado di compromissione della vita quotidiana. Non esiste infatti un’unica strategia valida per tutte le persone: l’intervento deve essere adattato all’età, alla causa del deficit attentivo e agli effetti che questo ha sul funzionamento della persona.

In generale, possiamo distinguere due principali approcci terapeutici:

  • la riabilitazione cognitiva, indicata per condizioni in cui l’attenzione è compromessa a causa di traumi o alterazioni neurologiche;
  • psicoterapia, più utile nei casi in cui il problema riguarda la gestione emotiva, comportamentale e la qualità della vita.

La riabilitazione cognitiva è un percorso mirato a migliorare le funzioni attentive attraverso esercizi strutturati e strategie di compensazione. È particolarmente utile nei casi in cui la difficoltà di attenzione deriva da un’alterazione neurologica, come:

  • nei bambini con ADHD
  • nei pazienti con traumi cranici o lesioni cerebrali
  • nei disturbi neuropsicologici (come demenze o deterioramento cognitivo lieve)

Nei casi in cui le difficoltà attentive si ripercuotono sulla vita quotidiana più dal punto di vista emotivo e comportamentale che strettamente neurologico, la psicoterapia può essere uno strumento efficace per:

  • sviluppare consapevolezza ed accettare la situazione: la psicoterapia aiuta le persone a comprendere il proprio funzionamento attentivo e a sviluppare strategie per compensare le difficoltà;
  • acquisire tecniche cognitivo-comportamentali: utilizzate soprattutto per l’ADHD, permettono di modificare schemi di pensiero disfunzionali e migliorare la gestione del tempo e delle priorità;
  • migliorare le strategie di autoregolazione: aiutano a ridurre l’impulsività e a sviluppare abitudini organizzative per migliorare la produttività;
  • gestire lo stress e l’ansia: spesso le difficoltà di attenzione si accompagnano ad una maggiore sensibilità allo stress, che può peggiorare la concentrazione. La terapia insegna tecniche per gestire questi fattori.

Il trattamento dei disturbi dell’attenzione deve essere adattato alle esigenze individuali. Nei casi legati a deficit neurologici, la riabilitazione cognitiva è importante per recuperare o potenziare le funzioni attentive. Quando, invece, il problema riguarda la gestione dell’attenzione nella vita quotidiana, la psicoterapia aiuta a sviluppare strategie efficaci per migliorare la concentrazione, l’autoregolazione e il benessere generale. Serenis ti permette di affrontare l’ADHD con un percorso di psicoterapia online mirato.

Fonti

  • Posner MI, Petersen SE. The attention system of the human brain. Annu Rev Neurosci. 1990;13:25-42. doi: 10.1146/annurev.ne.13.030190.000325. PMID: 2183676.
  • Broadbent, D. E. (1958). Perception and communication. New York: Pergamon Press.
  • Treisman, A. (1964). Selective attention in man. British Medical Bulletin, 20(1), 12-16.
  • Simons, D. J., & Chabris, C. F. (1999). Gorillas in our midst: Sustained inattentional blindness for dynamic events. Perception28(9), 1059-1074.
  • Rubinstein, J., Meyer, D. E., & Evans, J. E. (2001). Executive control of cognitive processes in task switching. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance27(4), 763-797
  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC
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Federico RussoPsicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
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Psicologo e psicoterapeuta con 8 anni di Esperienza. Iscrizione all’Ordine degli Psicologi - Regione Puglia, n° 5048. Laurea in Psicologia clinica e della salute, Università degli Studi di Chieti. Specializzazione in Psicoterapia presso l'Istituto S. Chiara. Crede che la parte migliore del suo lavoro sia il risultato: l’attenuazione dei sintomi, la risoluzione di una difficoltà, il miglioramento della vita delle persone.
Dott.ssa Martina MiglioreDirettore della Formazione e dello Sviluppo
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Romana trapiantata in Umbria. Laureata in psicologia e specializzata in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale. Ex-ricercatrice in Psicobiologia e psicofarmacologia. Visione pratica e creativa del mondo, amo le sfide e trovare soluzioni innovative. Appassionata di giochi di ruolo e cultura pop, li integro attivamente nelle mie terapie. Confermo da anni che parlare attraverso ciò che amiamo rende più semplice affrontare le sfide della vita.
Domenico De DonatisPsichiatra e Direttore Sanitario
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Domenico De Donatis è un medico psichiatra con esperienza nella cura dei disturbi psichiatrici. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Parma, ha poi ottenuto la specializzazione in Psichiatria all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Registrato presso l'Ordine dei Medici e Chirurghi di Pescara con il n° 4336, si impegna a fornire trattamenti mirati per migliorare la salute mentale dei suoi pazienti.
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